
Limoni, scogliere e droni: il futuro delle terrazze amalfite
Saliamo su una terrazza aggrappata a una rupe sopra Amalfi, nella Valle dei Mulini, dove i limoni più succosi d'Italia vengono ancora raccolti a mano, in ginocchio e con la schiena. Incontriamo Salvatore Aceto, la cui famiglia lavora su questi pendii quasi verticali dal 1825, sette generazioni di un lavoro così ripido e faticoso che a volte fatica a spiegare come sia stato possibile un tempo e come lo sia ancora oggi.
Il premio in cima a tutta questa scalata è lo Sfusato Amalfitano, l'oro giallo della costa, apprezzato per la sua scorza profumatissima e la ricchezza di oli essenziali, coltivato biologicamente con pochi segreti gelosamente custoditi. Ora Salvatore sta preparando qualcosa di nuovo per il raccolto: i droni. Dopo una prima dimostrazione avvenuta solo poche settimane fa, crede di essere pronto a impiegarli entro l'anno per trasportare carichi su e giù per i terrazzamenti troppo ripidi per qualsiasi macchinario, un cambiamento che definisce una rivoluzione non solo per i coltivatori ma anche per i numerosi edifici abbandonati della costa.
Dagli spaghetti al limone e gli scialatielli alla torta al limone della moglie e a un limoncello servito a regola d'arte, versato freddo come un vino bianco anziché congelato in una bomba di alcol, questa è la storia di un frutto, di una famiglia e di un mondo verticale che trovano il modo di andare avanti.
Salite quassù una volta, assaporate il gusto e capirete perché non vogliono lasciarvi andare.
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